changee×basicnet
NotebookLM Audio Overview · italiano · 21:47

BasicNet è il sistema
operativo della moda.

Podcast generato su dossier di 14 fonti ufficiali — bilanci, conference call, press release 2024-2026. Due voci discutono in italiano i numeri, la trasformazione generazionale Boglione, le acquisizioni Woolrich e Sundek, la piattaforma plug@sell.

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Trascritto integrale ↓

Allora, iniziamo con una domanda forse un po bizzarra.

Cosa avrebbero in comune, diciamo, il sistema operativo di uno smartphone è una normalissima

iconica giaccantipioggia Keyway?

A un primo sguardo direi assolutamente nulla.

Cioè sono mondi completamente opposti.

Esatto.

Di solito sai quando la mente cerca di visualizzare un impero della moda all'immagine che

viene fuori e sempre quella molto fisica.

Certo, le fabbiche.

E' esatto.

Si immaginano chilometri di tessuti queste enormi strutture tessili, pieni di operai,

macchine da cucire che ronzano in interrottamente.

Magazzini giganti, pieni di scatoloni?

Proprie così.

Insomma un'industria pesante, tangibile.

Cosa che puoi toccare con mano?

Eh, il modello mentale classico a cui siamo abituati è proprio quello della produzione

verticale.

Chiaro.

Cioè, un'azienda disegna un capo da billamento, poi acquista alla materia prima, lo produce

nelle sue fabbiche, lo stocka in magazzino sperando, sperando di aver azzeccato i trend

di quella stagione.

Che non è mai scontato?

Assolutamente no.

E infine cerca di venderlo.

È un sistema che, se ci pensi, richiede capitali enormi mobilizzati in queste strutture

fisiche.

Invece, ed è questo il bello dell'analisi di oggi, i documenti che abbiamo analizzato raccontano

una storia che ribalta completamente questo scenario.

Lo capovolge del tutto.

Stiamo facendo un'analisi approfondita del dossier di Investor Relations 2024-2026 del gruppo

BasicNet.

Stiamo parlando per chi non lo sapesse della casa madre torinese di marchi che tutti noi

abbiamo nell'armadio.

Roba come kappa, kiway, super ga.

Cebago.

Sono nomi enormi.

Ma l'obiettivo di questa nostra chiacchierata non è semplicemente snotciolare i dati dell'ultimo

bollettino azionario.

Sarai ben ojoso?

Sì, decisamente.

La missione oggi è capire come questa azienda operi dietro le quinte.

Molto più simile è una plateforma tecnologica della Silicon Valley che è una casa di moda

tradizionale.

È un cambio di prospettiva fondamentale per chiunque voglia interpretare i risultati di

questo gruppo.

Leggendo il dossier c'è una definizione specifica che usano per descriversi.

Quale?

Si definiscono una fully web integrated company e attenzione, non è la solita frasetta

effetto per il marketing, è letteralmente la spina dorsale del loro modello di business

che loro stessi chiamano in modo molto asciutto business system.

E' due qui che la faccenda si fà diciamo contro intuitiva, perché per capire i movimenti

finanziari recenti di basicnet dobbiamo scardinare un preconceto enorme.

Overo che non producono?

Esatto.

L'azienda madre non produce fisicamente un singolo indumento, zero.

Sembra assurdo, vero?

Spazesco, cioè non possiedono le fabbri che incollano le suole delle scarpe superghe.

Agiscono invece come una specie di gigantesco hub digitale, da una parte i sourcing center.

I produttori indipendenti sparsi per il mondo.

Loro.

Dall'altra hai i licenziati che sono i distributori e operano in, mi pare 130 mercati globali.

130, confermo e basicnet si piazza esattamente in mezzo a questo flusso.

All'centro della Ragnatela.

Esatto.

La holding si occupa solo di quelle che definiscono attività powered by.

In pratica scrivono e mantengono il software che fa parlare l'intera figliera.

Gestiscono la finanza strategica, il flusso delle informazioni.

Mentre gli altri fanno il lavoro sporco.

Praticamente sì.

I licenziati riproducono e vendono la merce.

E basicnet incassano le commissioni, le royalties, su ogni transazione effettuata in giro per il mondo.

Legendo il dossie, cercavo un modo per figurarmi questa cosa.

E mi è venuta in mente una analogia.

Dì mi sia assenso.

Sentiamo.

Mi sembra che basicnet sia come il sistema operativo di uno smartphone.

Tipo iOS o Android.

Ok.

I marchi, quindi l'ogok way o l'omino della capa, sono le app.

I licenziatari e i produttori sono gli sviluppatori terzi.

Basicnet fornisce solo l'infrastruttura, le regole di ingaggio del sistema,

e poi si prende una percentuale su tutto quello che ci gira dentro.

Assenso?

A molto senso, l'analogia con iOS rende benissimo l'idea della struttura.

Però c'è una differenza sostanziale che al saparecchio l'aposta in gioco.

Cioè?

Apple o Google si limitano a ospitare le app scritte da altri programmatori.

No?

Basicnet invece le app se le compra.

Ah, vero.

Loro acquisiscono la proprietà intellettuale dei marchi e li sbattono dentro il loro circuito.

E il cuore pulsante di questo circuito è una piattaforma informatica proprietaria che si chiama

Plug et Cell.

Che, tra l'altro è menzionata spessissimo nei documenti.

Questo Plug et Cell è descritto come un sistema attivo attualmente in cinque mercati chiave

europei.

C'è l'Italia, la Francia, la Gran Bretagna e mi pare svizzere spagna.

Ma all'attopratico, in un negozio come funziona.

Facciamo un esempio pratico.

Immagina un negozio fisico a Parigi, un cliente compra una jack-a-k-way.

Ok.

Bah in casa.

Bah in casa.

Nel momento esatto in cui il commesso spara il codice a barre, il sistema Plug et Cell registra

la vendita a giornal inventario in tempo reale a livello globale.

In tempo reale?

Sì, immediato.

Poi calcola automaticamente la roya il tiduta, la sede di torino, e fa pure partire il riordino

verso il produttore in asio.

Tutto in una frazione di secondo?

Tutto senza chi un essere umano debba fare nulla.

E dentro la stessa interface web ci fanno persino la contabilità e i moduli di formazione

per il personale.

Se tu è sottomano un software capace di mangiarsi via tutte queste inefficienze operative,

il passaggio orgico successivo qual è, è dar l'impasto sempre più dati per stampare

più soldi.

Che esattamente quello che hanno fatto.

E questo spiega la mossa successiva che leggiamo nel dossier.

Tra il 2024 e la primavera del 2025, Basic Net silancia in un vero e proprio Shopping

Spring.

Hanno iniziato a comprare marchi in modo molto, molto agressivo.

Hanno chiuso due oprazioni di fusioni a acquisizioni davvero mastodontiche.

Andiamo nello specifico.

Allora, da una parte c'è la acquisizione di Woolrich Europe, che si è chiusa con un

enterprise value, quindi il valore complessivo dell'operazione, di 90 milioni di euro.

90 milioni mica specioli, e l'altra?

L'altra è Sundec.

Hanno preso il controllo del gruppo Kikov Spa per un enterprise value di 33,5 milioni di euro.

E tra l'altro parliamo di due mondi che non c'entrano nulla uno con l'altro a livello

di clima.

Cioè, Woolrich è roba invernale estrema, e nata in Pensilvenia nel 1830.

Faccevano vestiti per i boscai oli, e poi, tipo un secolo dopo, il famoso Arctic Park

per gli operali degli olio d'ottina lasca.

Esatto, roba per temperatura e sotto zero.

E poi c'è Sandec, che nata nel 58 in California, ed è l'emblema del surf e delle spiaggia

solate.

Ma, ascolta, fermiamoci un secondo a riflettere.

Vai.

Fino a due minuti fa, abbiamo descritto un'azienda supera i tech, fredda, automatizzata, senza

fabbriche.

Perché mai una piattaforma software del genere dovrebbe svenarsi per comprare marchiche,

non so, sanno di legna tagliata nell'800 o di cera per tavole da surf.

Qual è il senso strategico?

Il senso strategico è che la tecnologia da sola ha un limite.

In che senso?

Nel senso che un software, ultra efficente, ti risolve la logistica, tittaglia i costi,

ma non ha una anima.

Un software non crea un legame motivo con chi entra in negozio a spendere 300 euro per

un giubotto.

Ah, certo.

L'algoritmo non fa innamorare il cliente.

Esattamente.

Quello che basic net va a cercare in modo quasi ossessivo è l'eriteggi.

La autenticità storica.

Quella roba lì.

L'oro comprano l'annarrazione, la storia dei boscai olio dei surfisticali forniani.

Lo fanno perché sanno benissimo che si prendi quella autenticità pura, e la emietti

nella loro macchina di distribuzione globale, plug and cell.

I volumi divendite esplodono a un livello che il marchio da solo non avrebbe mai sognato.

Quindi in sostanza si comprano la storia per poterla processare e scalare coloro software.

Precisamente.

Vi ha proposito di comprare il modo in cui hanno gestito l'affare sande che superindicativo

della loro mentalità, perché non è che abbiano solo staccato un mega segno e via.

No, infatti.

C'è stata una manovra particolare sulle azioni.

Giusto.

Per pagare quei 33 milioni e mezzo una parte consistente è stata saldata cedendo e venditori

tipo 1 milione e 400 milazioni della stessa basic net.

E la cosa pazzesca è che queste azioni hanno un locapo di 36 mesi, che è un dettaglio

fondamentale da spiegare.

Spieghiamolo a chi ci asculta.

Significa che i precedenti proprietari di sandec che ore hanno in manuazioni basic net non

possono correre in borsa il giorno dopo a vendere le per incassare cash, le devono tenere

bloccate, congelate per tre anni.

E' un atto di fede enorme.

Totale.

Dimostra che chi ha venduto accetta di legare i propri guadagni futuri al fatto che l'integrazione

di sandec nel sistema tecnologico di basic net funzioni davvero.

Scommettono sul modello.

Ok, bellissimo.

Tutto molto agile, molto tech, una narrazione perfetta.

Però qui mi toca fare la parte dell'avvocato del diavolo.

Ti aspettavo al barco.

Perché leggiando il bilancio preliminare del 2025, c'è un cortocirquito grosso come una

casa.

I numeri stridono un po' con questa favola della leggerezza.

A quali dati ti riferisci nello specifico?

Allora, prendiamo il fatturato del 2025.

I ricavi consolidati sono a 415,8 milioni di euro.

O 408,3 milioni settogliamo il fatturato posta acquisizione di Woolrich, insomma un bel

giro da fare.

Le bid, il margine lordo, è a 54 milioni.

Bene.

Fin qui tutto bene?

Sì, ma poi vai giù nel documento e ve di una perdita netta di 7,7 milioni di euro.

E documenti ti dicono che colpa dei costi delle acquisizioni, ma la cosa che davvero mi

fa subbalzare la posizione finanziere a netta, il devito.

Che è salito parecchio?

È esploso.

Un passivo di 192,7 milioni di euro, di cui 74 milioni verso le banche.

E sai perché?

Perché comprando questi due marchi, Besignetta si è tirata in casa 71 nuovi negozi fisici.

71.

Tra Woolrich e Sandeck.

Affitti, bollette, dipendenti.

Tutta roba fisica, ma non avevamo detto che erano asset light, che non volevano strutture.

Non è un controsenso clamoroso, sembra che si stiano impantanando nei costi fissi delle

ritei tradizionale.

Capisco perfettamente il tuo punto, e se ci fermassimo a guardare solo questa fetta del

bilancio, sembrarebbe davvero un passo falso con lo sale.

E sembra che si siano sparati sui piedi?

Ma c'è un ma.

I documenti svelano una vera e propria ingegneria finanziaria, che Besignetta ha messo in piedi

parallelmente, proprio per bilanciare questa sbronza di debito.

Di che parliamo?

Mentre compravano Woolrich e Sandeck da una parte, dall'altra, hanno orchestrato un'operazione

gigantesca sul loro gioiello della corona.

K-Way.

Aspetta, aspetta.

Vuoi dirmi che hanno smontato un pezzo dell'orobrende di punta per pagarsi la quesizione

dei boscaioli e dei surfisti?

Se vogliamo usare una metà fora butale, sì.

Hanno fatto entrare nel capitale di K-Way un fondo globale di private equity gigantesco,

per mira.

Per mira, sì.

Ne abbiamo sentito parlare in altri contesti.

Hanno ceduto a per mira circa il 40% delle quote di K-Way.

Ma, ed è qui che la cosa si fa tecnica e affascinante, non hanno semplicemente incassato

la segno.

Per isolare i rischi dei nuovi negozi fisici, hanno creato una struttura societaria complessa

cascata.

Le famose sigle incomprensibili del dossier.

Esatto.

Nei documenti le chiamano Topco, Midco e Bidco.

Ok fermati.

Topco, Midco, Bidco.

Sembra la supercazzola di un banchere da fare.

Spieghiamo le modo che chi analizza questi dati con noi possa capirci qualcosa senza avere

un master in finanza.

Certo.

Immagina un sistema di scato le cinesi.

Ok.

La matriosche.

Invece di fare arrivare i soldi di permira, dritti nel conto corrente principale di basic

net, mescolandoli con tutti gli altri soldi, creano delle società separate, messe una dentro

l'altra.

Ok.

La scatola più interna, la Bidco, è quella che materialmente acquisisce le azioni

K-Way.

Poi ci sono le scatole sopra, Midco e Topco.

Queste servono due cose.

Compartimentare il debito usato per fare l'operazione, estabilire chi comanda tra basic net e il fondo

per mira.

Quindi creano dei compartimenti stagni?

Esatto.

Dei muri taglia fuoco.

Se qualcosa dovesse andare male, che so, se i negozi di K-Way iniziassero a bruciare

cassa, il danno rimarrebbe confinato l'identro.

Non andrebbe a intaccare direttamente la salute della old in madre in cima, basic net

sepia.

E' una mossa puramente difensiva.

Defensiva e strutturale.

Ma c'è un'altra roba che mi ha fatto impazzire leggendo questa parte.

A un certo punto cittano un vendorlon da 65 milioni di euro, dentro questa operazione.

Un prestito.

E questa credimi è la genialata assoluta dell'operazione.

Sei cosa è un vendorlon?

Più o meno ma aiuta a mi attradurlo in icaliano semplice.

È un prestito dal venditore al compratore.

Exatamente.

Facciamo un esempio.

Tu mi vendi la tua casa.

Ok, ti vendo o casa mia.

Normalmente io dovrei andare in banca, chiedere un mutuo e darti soldi.

In un vendorloni invece sei tu stesso a farmi il mutuo.

Tu mi fa il prestito per comprare casa tua e io ti pago gli interessi nel tempo.

Ciò è basic net ha fatto da banca alla sua stessa società controllata.

Proprio così.

Hanno lasciato 65 milioni di euro nella nuova struttura di Gateway sotto forma di prestito fruttifero

e sai qual è il risultato magico di questo giro turco?

Che incassano interessi.

Anche.

Ma soprattutto, se guardi la vera esposizione verso le banche esterne di basic net, in realtà è migliorata.

Nonostante la parente esplosione di quei 1952 milioni di debito contabile per colpa dei negozina affitto.

Ah, aspetta.

Sì, il debito reale bancario esceso a 74 milioni negativi, rispetto ai 90 milioni dell'anno prima.

Hanno praticamente usato la forza finanziaria di un app di successo, Gateway, per pagarsi l'espansione

di tutto il sistema operativo.

Tanta roba.

È come guardare una partita scacchi giocata da un grammaestro.

E l'anno giocata benissimo.

Però insomma, gestire scato recinesi, contrattare con fondi colosali come Permiera e doversi

pure occupare improvvisamente di decine di punti vendita fisici sparsi per il mondo.

Non è una cosa che si improvvisa.

Ricchia ad energia saldissimi.

E infatti, non è un caso che in questo stesso periodo ci sia stato un vero e proprio

terremoto ai vertici dell'azienda.

Il passaggio generazionale.

Che era nell'aria, certo, ma si è concretizzato in un momento a dir poco delicato.

Da aprile 2025, i due figli del fondatore.

Marco Bolione.

Lorenzo e Alessandro Bolione.

Loro, sono stati inominati cociio dell'intero gruppo.

Subentranno a Federico Trono, che invece si sposta a focalizzarsi nello specifico sul brand

K.

E bisogna dire che affidare l'intera nave a due nuovi coci o proprio nel bel mezzo di una

campagna questi e di una rivoluzione finanziaria, beh, è una scommessa forte.

Sopprotutto perché le redità che ricevono in mano non è proprio tutta rosefiori.

Ci sono delle zone d'ombra enormi.

Specialmente se guardiamo alla geografia delle vendite del 2025.

Inumeri parlano chiaro.

Da una parte, l'Europa viaggia come un treno, segna un bel più di 10,4%.

Ma se guardiamo al mercato nordamericano?

Inumeri sono brutali?

Un crollo del 29,4%.

Praticamente un terzo del mercato americano gli si esbricciolato in mano in un anno.

Il mercato sto comitente estoricamente un tritacarne per i marchi europei.

Se non capisci perfettamente le loro dinamiche di distribuzione locale, ti sputano fuori.

E a questo devi sommare le condizioni macroeconomiche difficili.

Oltre a rischio d'azzi, che è menzionato esplicitamente nell'autlook del 2026,

l'incertezza legata alle nuove politiche tarifari americane fa paura a chiunque in porti merce.

Ma se unici puntini, tutto questo da una nuova chiava di lettura allo shopping di cui parlavamo all'inizio?

Ecco il punto.

Se il tuo mercato americano sta collassando e all'orizzonte vedila tempesta dei dazzi, qual è la tua contromosa?

Vai a comparti dei marchi che gli americani considerano indiscussamente americani?

Vorich e Sandek.

Esatto.

Non li hanno comprati solo per una questione di stile o di erite geromantico.

È un'iniezione di puro di anneasta tonitense, servono come un cavallo di Troia.

Usano la giaca a quadri dei tagli a legna e il pantaloncino da surf per rimettere piede

nei grandi magazzini americani, sperando magari di tirarsi dietro anche le scarpe superga o le tute capa.

È una tattica commerciale sacrosanta, usi un grimaldello locale per sbloccare la porta.

E l'autlook per il 2026, pur con tutta l'incertezza macroeconomica,

mostra già dei segnalitimi di ripresa.

Sì, gli documenti citano porta fogli ordini positivi circa un più 1,4% per il primo e secondo trimestre sui sourcing center.

È un'inizio, ma attenzione, perché la vera montagna da scalare per i fratelli bollione non è solo far ripartire le vendite.

C'è un'altra sfida colossale.

La tecnologia.

L'intelligenza artificiale per la precisione.

Però c'è un intero paragrafo nelle proiezioni future dove parlano esplicitamente della necessità di colmare un cito gap su la AI.

La vogliono usare come leva competitiva, ma in pratica cosa devono fare?

Allora, riprendiamo in mano il concetto di Plaguexel.

Oggi è un softo eccezionale, ma si basa su una logica informatica tradizionale di tipo reactivo.

Cioè, succede una cosa e il software reagisce.

Esatto, viene venduta la giacca a Parigi e il sistema ordina un'altra giacca in Asia.

La frontiera successiva, il gap da colmare con l'intelligenza artificiale, è passare alla logica predittiva.

Fammi indovinare, il sistema non aspetta che la giacca venga venduta, ma prevede prima quante ne venderanno.

Precisamente, deve riuscire a dirti guarda che il mese prossimo a Berlino ci sarà un'ondata di freddo anomala.

E in base ai trend su TikTok in Germania ti serviranno 3.000 parcarossi, cominci a produrli ora.

Ma è fantascienza applicata alla logistica.

È lì che si gioca alla partita.

E la sfida enorme per i cosci e o sarà duplice.

Da un lato, devono agganciare a questa rete software i vecchi sistemi informatici rotti e frammentati

che si sono portati in casa comprando Woolrich e Sandex.

Dall'altro, devono evolvere l'intero sistema con gli algoritmi AI.

Se ci riescono, sbankano.

Altrimenti il peso dei costifici se li mangerà.

Tirando le somme, direi che il ritrato che esce da questa analisi è a dirpoco illuminante.

Basicnet non è un'azienda che fa magliette.

Hanno costruito un'ecosistema digitale pazzesco progettato a moduli,

fatto apposta per assorbire brand storici in difficoltà o, diciamo, sottutilizzati.

Li staccano dalla loro vecchia spina dorsale analogica e gli attaccano alla rete globale.

Esatto. Negli ultimi due anni hanno fatto un master in strategia.

Hanno monetizzato KUA in cassando liquidità,

si sono comprati l'anima americana con Woolrich e Sandex per difendersi sui mercati esteri

e hanno pure cambiato i comandanti alvertice in vista della rivoluzione AI.

Una trasformazione totale, da semplici distributori di abiliamento

a una vera e propria holding finanziaria e tecnologica.

Usano il software per estrarre denaro dall'identità emotiva di questi marchi storici.

Ed è proprio riflettendo su questa natura di architetti del software

che mi viene invento una provocazione finale,

una cosa che non c'è scritte mod esplicitoni documenti, ma che alleggia nell'aria.

Sentiamo.

Nel dosciep, Basicnet definisce quello che offre i suoi licenziatari

non come un listino divestiti,

ma come un insieme integrato di servizi.

Vero.

Se questa azienda ha dimostrato di poter prendere un marchio vecchio di centagni,

attaccarlo alla propria presa di corrente plugin cell

e centralizzare di colpo ordini logistica, fatturazione

e magazzini in tutto il mondo, con questa facilità.

Qual è la vera natura del loro prodotto?

Il software stesso.

Bingo.

Forse il vero giogli di Basicnet per il prossimo decenno

non c'entra niente col mondo della moda.

I problemi di inventario,

le roturi di stock, la logistica impazzita,

sono incubi per chiunque venda benifisici a livello globale,

che si tratti di giacche, di frullatori o di pezzi di ricambio per auto.

Quindi tu dici che potrebbero mettersi a vendere in licenza

il loro sistema operativo ad aziende di altri settori.

Immagina.

Trasformare il loro motore gestionale interno nel vero prodotto

da esportare ad altre industrie, sarebbe la mossa finale.

Un ipotesi incredibilmente affascinante

e onestamente non così campata in area vista la loro traiettoria.

È un ottimo spunto su cui riflettere per chi segue le evoluzioni dei modelli aziendali.

Decisamente.

Quindi la prossima volta che vi capita di incrociare per strada

qualcuno con una giacca capaway

o con la tiscierte della capa, pensateci.

Non state guardando solo un pezzo di cotone o nylon.

State guardando il terminale fisico di un immenso

invisibile ecosistema software

che sta conquistando il mondo.

Alla prossima esplorazione.

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